Il cambiamento climatico che stiamo vivendo è il primo della storia?

Nelle polemiche nate intorno a questo argomento, quegli scellerati dei negazionisti fondano le loro tesi sul fatto che queste variazioni sono naturali, e che già in altri periodi storici le temperature si erano alzate per poi riabbassarsi, e viceversa. Ma ci sono aspetti che vanno esaminati per capire meglio come l’uomo da sempre abbia frainteso il suo ruolo rispetto all’ambiente

Per l’ambiente animale e quello vegetale, infatti, l’impatto umano è stato sicuramente molto forte sin da che ne abbiamo notizia. Le prime civiltà del medio oriente si basavano sull’irrigazione, controllavano i corsi d’acqua, scavavano canali, portavano l’acqua dove da non sarebbe mai arrivata, rendendo coltivabile un terreno che prima non lo era.

E via via nel tempo con lo sviluppo della società moderna e delle macchine con cui ottenere scavi sempre più veloci e profondi, abbiamo visto questo aspetto amplificarsi sostanzialmente in tutto il mondo dove i corsi d’acqua sono diventati una risorsa economica.

Vi rimandiamo a guardare un fantastico documentario sulle dighe in America.
Si chiama: DamNation | The Problem with Hydropower
Un esempio di come l’uomo abbia modificato il territorio per renderlo a sua misura distruggendo ecosistemi e cancellando culture che vivevano in armonia con la natura.

Tornando a ritroso nella storia si può notare come il rapporto con la natura fosse condizionato da tendenze politiche tiranniche, dove le foreste erano luoghi riservati e preservati solo ed esclusivamente per favorire la pratica della caccia da parte dei re.

La storia di Robin Hood e dei compagni della foresta di Sherwood ci da un insegnamento: se stavi nella foresta eri un fuorilegge. Quindi, per definizione, la foresta era un luogo dove c’erano i fuorilegge, perché le persone rispettose della legge non ci dovevano andare: la foresta è del re.

Qui effettivamente siamo molto lontani dalle preoccupazioni “ecologiche”, ma comunque non mancano, nel passato, interventi di protezione, chiusura, creazione di riserve e parchi. Non sono però nati dal timore che le risorse si esaurissero; o meglio: non per l’idea che fosse un bene proteggerle in sé, ma perché il re voleva essere l’unico a sfruttarle.In tempi più recenti ci sono i primi interventi contro la crudeltà sugli animali per esempio.

Questa è una novità, perché la crudeltà contro gli animali (vogliamo intendere soprattutto degli animali domestici) è sempre stata considerata normale. C’erano persone gentili che non amavano queste cose, ma di per sé era usuale che il carrettiere bastonasse i suoi cavalli, e che si facessero giochi crudeli come la corrida.

A noi oggi sembra una cosa molto lontana e delimitata alla cultura tipicamente spagnola, ma questi giochi con il toro o l’orso erano assai comuni in tutta Europa; e in Inghilterra sono durati fino all’Ottocento.

Poi è nata una sensibilità diversa che si è diffusa. Una sensibilità molto positiva che si è allargata a macchia d’olio

Abbiamo così capito che la natura non è immensa come pensavamo e che le sue risorse sono effettivamente un bene prezioso per tutti. Cerchiamo di preservarla nel migliore modo possibile per preservare la vita e gli equilibri degli ecosistemi. Cerchiamo di sensibilizzarci e rilanciare questo concetto affinché possa radicarsi nelle nostre culture.

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