Diciamoci la verità, l’argomento quarantena dopo tutte queste settimane ci ha stancato abbondantemente, ma di fatto facciamo fatica a pensare e parlare di altro, un po’ come quando ci viene chiesto di non pensare all’elefante.

Durante questi giorni, come tutti, ho fatto diverse videochiamate ad amici, e alcuni di loro hanno lavori o svaghi artistici e creativi. Tutti hanno detto la stessa cosa: la creatività è bloccata, assente, immobilizzata.

Molti di noi hanno pensato che forse un po’ di riposo forzato era quello che ci voleva per fermarsi e dedicarsi ai nostri progetti paralleli, ma essere costretti a stare in casa non è come scegliere di andare a scrivere un libro in solitudine in un vecchio faro, semplicemente perché quella è una scelta revocabile, e questa non lo è.

RE-AZIONI

Ognuno di noi sta reagendo a modo proprio, c’è chi nega la realtà, chi si aggiorna sulla situazione ogni ora e chi invece non legge notizie dall’inizio della quarantena, chi prende sottogamba il problema e chi ne è terrorizzato. Non mi sento di biasimare nessuna di queste reazioni umane.

Conosco persone che vivono da sole e che cenano davanti allo schermo con la fotocamera accesa per sentirsi meno soli, e il pensiero va agli anziani che non hanno neanche questo tipo di tecnologia di supporto per farli sentire meno isolati. La paura è quella di trovarci alla fine di tutto questo con i nostri anziani che, seppur non contagiati, avranno subito un tracollo dovuto alla solitudine e all’immobilità, allo stravolgimento delle loro abitudini.

Ma ci sono un sacco di altre categorie a destare preoccupazione: le donne vittime di violenza, le persone che non hanno entrate economiche da più di un mese, i bambini, che da troppo tempo devono rinunciare a quelli che per loro sono bisogni fondamentali: avere relazioni con i propri simili, abbracciare i nonni, giocare e sporcarsi all’aria aperta, guardare l’orizzonte e non solo i propri muri di casa da più di un mese.

COSTRUZIONI

La ricostruzione del post dovrà tenere conto di tutti questi aspetti e provare a risanarli affinché la popolazione non porti il segno di questa emergenza troppo a lungo.

Nel frattempo, proviamo a FARE anche solo una piccola cosa, ma tutti i giorni. Cucinare un piatto, colorare, leggere qualche riga su carta, annotarci un pensiero, ballare qualche canzone, prenderci cura del nostro corpo, fare una cosa infantile che ci faccia ridere, come le boccacce davanti allo specchio.

Nel frattempo anche io ho fatto una “piccola” cosa, è una sacca in cotone biologico con fondo in sughero. Il materiale è ecosostenibile come sempre. Il disegno è originale Isablu. Il Jolly Joker calza a pennello, perché è la carta che fornisce un vantaggio speciale, di cui abbiamo tutti bisogno in questo momento. Se vi piace e decidete di acquistarla, la vostra scelta di sostenere un piccolo brand in questo periodo vale doppio. La potete vedere qui.

Teniamo duro con coraggio. Un abbraccio

Questo post è scato scritto ascoltando e ballando: Still on Fire di Trentemoller