Dal libro Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov – Einaudi – 1967

A cura di Giovanni Tosco

Esiste una categoria di autori il cui nome è associato a un solo straordinario romanzo. È il caso di Michail Bulgakov, che pure scrisse altre opere pregevoli. Però la fama – postuma, troppo postuma – arrivò con Il Maestro e Margherita, divenuto in breve tempo un classico. Le due storie parallele e all’apparenza così lontane tra loro per epoca, personaggi e ambientazione hanno per comuni denominatori la presenza del Diavolo e, come sottolineò con entusiasmo Eugenio Montale, la passione, il più alto dei possibili temi. Non a caso, Bulgakov – che lavorò al romanzo per quasi quindici anni e fino alla morte, senza riuscire a completarlo: lo fece la terza moglie Elena, ma passò ancora molto tempo prima che Il Maestro e Margherita venisse pubblicato tra il 1966 e il 1967 – scelse come epigrafe un passaggio del Faust di Goethe. “Dunque tu chi sei?”. “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”.

CAPITOLO PRIMO

Non parlare mai con sconosciuti

Nell’ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriaršie due cittadini. Il primo – sulla quarantina, con un completo grigio estivo – era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito, calvo; teneva in mano una dignitosa lobbietta, e il suo volto, rasato con cura, era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo – un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca – indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri.

Il primo altri non era che Michail Aleksandrovič Berlioz, direttore di una rivista letteraria e presidente della direzione di una delle piú importanti associazioni letterarie di Mosca, chiamata con l’abbreviazione MASSOLIT; il suo giovane accompagnatore era il poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv, che scriveva sotto lo pseudonimo Bezdomnyj.

Giunti all’ombra dei tigli che cominciavano allora a verdeggiare gli scrittori si precipitarono per prima cosa verso un chiosco dipinto a colori vivaci, che portava la scritta «Birra e bibite».

Ma conviene rilevare la prima stranezza di quella spaventosa serata di maggio. Non solo presso il chiosco, ma in tutto il viale, parallelo alla via Malaja Bronnaja, non c’era anima viva. In un’ora in cui sembrava che non si avesse piú la forza di respirare, quando il sole, che aveva arroventato Mosca, sprofondava oltre il viale Sadovoe in una secca bruma, nessuno era venuto sotto l’ombra dei tigli, nessuno sedeva su una panchina, deserto era il viale.

Mi dia dell’acqua minerale, – disse Berlioz.

Non ce n’è, – rispose la donna del chiosco e, chi sa perché, prese un’aria offesa.

Ha della birra? – chiese con voce rauca Bezdomnyj.

La devono portare stasera – rispose la donna.

– Che cos’ha? – chiese Berlioz.

Succo d’albicocca, ma non è fresco, – disse la donna

– Ce lo dia lo stesso!…

Il succo formò un’abbondante schiuma gialla, e nell’aria si diffuse un odore di bottega di barbiere. Toltasi la sete, i letterati, presi da un improvviso singhiozzo, pagarono e si sedettero su una panchina facendo fronte allo stagno e voltando le spalle alla Bronnaja.

Qui successe una seconda stranezza, che riguardava il solo Berlioz. A un tratto egli smise di singhiozzare, il suo cuore diede forte battito, per un attimo non si sentì più, poi riprese, ma trafitto da un ago spuntato. Inoltre, Berlioz fu preso da un terrore immotivato, ma così potente che gli venne voglia di correre via senza voltarsi dagli stagni Patriaršie.

Si guardò in giro angosciato, non comprendendo che cosa avesse potuto spaventarlo tanto. Impallidì, si asciugò la fronte col fazzoletto, pensò: «Che cos’ho? Non mi era mai successo! Il cuore mi fa degli scherzi… Mi sono affaticato troppo… Forse è il momento di mandare al diavolo tutto quanto e di andarmi a riposare a Kislovodsk…»

A questo punto l’aria torrida gli si infittì davanti, e da essa si formò un diafano personaggio dall’aspetto assai strano. Un berretto da fantino sulla piccola testa, una giacca a quadretti striminzita anch’essa fatta d’aria… Un personaggio alto più di due metri stretto di spalle, magro fino all’inverosimile, e dalla faccia – prego notarlo – schernevole.

La vita di Berlioz era così fatta che agli avvenimenti straordinari egli non era abituato a credere. Impallidendo ancora di piú spalancò gli occhi e pensò sconcertato: «Non è possibile!…»

Ma, ahimè, era possibile, e lo spilungone, attraverso il quale passava lo sguardo, oscillava davanti a lui senza toccare la terra. Allora il terrore s’impadroní a tal punto di Berlioz che egli chiuse gli occhi. Quando li riaprì, vide che tutto era finito, il miraggio si era dissolto, l’uomo a quadretti era sparito, e insieme l’ago spuntato gli era uscito dal cuore.

Accidenti, che diavolo! – esclamò il direttore. – Lo sai, Ivan, c’è mancato poco che mi venisse un colpo per il caldo! Ho avuto perfino una specie di allucinazione… – tentò di ridacchiare, ma negli occhi gli ballava ancora l’inquietudine e le mani tremavano. Però a poco a poco si calmò, si sventagliò col fazzoletto, e proferendo con una certa baldanza: – Be’, allora… – riprese il discorso che era stato interrotto dal succo di albicocca.

Questo discorso, come si seppe in seguito, riguardava Gesú Cristo. Infatti, il direttore aveva commissionato al poeta, per il prossimo numero della rivista, un grande poema antireligioso. Poema che Ivan Nikolaevič aveva composto, e in brevissimo tempo, ma purtroppo senza minimamente soddisfare il direttore. Bezdomnyj aveva tratteggiato il il personaggio principale del suo poema, cioè Gesù, a tinte molto fosche, eppure tutto il poema, secondo il direttore, andava rifatto di sana pianta. Ed ecco che il direttore stava tenendo una specie di conferenza su Gesù allo scopo di sottolineare il principale errore del poeta.

L’elenco delle opere scelte con il sapiente aiuto dell’esperto d’arte Daniele Crudo,
in ordine di apparizione:

Kandinsky – Giallo, rosso, blu / Chagall – Sole giallo / Makovsky – Amici / Kandinsky – Mosca piazza Rossa/ Hopper – Tabelle per signora / Frida Kahlo – Il sogno, il letto / Dalì – Volto della guerra / Dalì – Il sonno