Ritmo, ci vuole ritmo.

Una frase che ha preso una piega brutale.
Il tempo potrebbe essere un problema, ma il ritmo è la scelta su come affrontarlo.
Abbiamo dimenticato il peso ed il significato delle parole ma ancor più grave stiamo dimenticando il senso del ritmo.
La pausa prima dell’azione, il suono prima del silenzio, il respiro profondo prima di una fatica.
Il ritmo è sinonimo di efficienza prima ancora che di velocità. Non per niente fin dalle prime società tribali, il ritmo segnava il tempo e non viceversa. Il tempo della caccia, quello della raccolta, il tempo delle feste. E ognuno di essi aveva un ritmo diverso, specifico ed univoco.
Oggi non abbiamo abbastanza tempo per fare tutto e soprattutto non abbiamo più idea di cosa siano i ritmi.
Viviamo in affanno, lavoriamo sempre velocemente e i risultati diminuiscono anziché aumentare. ( Lo stanno finalmente scoprendo anche alcune grandi aziende che hanno deciso di accorciare la settimana lavorativa a 4 giorni e la produzione è migliorata sensibilmente).
Io non credo sia sbagliato saper accelerare, è una dote pazzesca l’andare oltre il limite, ma qui non si riesce più a rallentare. Se il datore di lavoro capisce che lavori veloce allora puoi farlo sempre e puoi produrre oltre il limite. Questo è spaventoso perché crea un meccanismo perverso che elimina il ritmo per far spazio ad un’elevata velocità costante.
L’era del multitasking.
Siamo allenati per riuscire a fare mille cose contemporaneamente. Come? Malissimo. E peggio ancora dipendiamo dallo smartphone, siamo sempre connessi, sempre sul pezzo, senza google maps pensiamo di non riuscire ad arrivare da nessuna parte, la nostra memoria è troppo impegnata a pensare alla mossa successiva che ci dimentichiamo addirittura i figli in macchina.
Ci sono cose che aprono la mente e aiutano a tornare al ritmo giusto.
Bisogna cercarle e trovarle. Come un musicista coglie l’istante in cui riprende il battito, così ognuno di noi può ritornare a scandire il suo tempo con il proprio ritmo.
Alcune cose che personalmente mi aiutano a rallentare:
  • Ascoltare gli altri
  • Prendere le piccole decisioni con istinto e senza fare calcoli
  • Lasciare lo smartphone almeno un’ora al giorno nel cassetto
  • Leggere un caro vecchio libro di carta
  • Respirare profondamente
  • Correre o camminare con il mio cagnone
  • Disegnare
Per il marchio Isablu mi son dato una regola fondamentale: il tempo è soprattutto mio. Il ritmo al mio tempo lo do io.
Perciò qui si lavora con lentezza come cantava Enzo Del Re, scandendo il ritmo picchiettando con le mani sulla sua sedia di legno.
Produciamo i nostri prodotti rispettando la natura e i nostri tempi, probabilmente fuori dagli schemi di una produzione moderna che richiede sovrapproduzione e sprechi, ma (scusate il francesismo) ce ne fottiamo. Sì, ce ne fottiamo di essere lenti e siamo fieri di produrre su richiesta o in edizione limitata. Questa è la nostra filosofia: lavoriamo al massimo con il nostro ritmo e lo facciamo con grande dedizione, per (la) natura.
Perché abbiamo realizzato il calendario 2020? Il calendario cartaceo è un oggetto ben diverso da quello che consultiamo sul telefono. Il calendario che ho tra le mie app non mi dà nessuna emozione quando lo apro, anzi spesso mi ricorda il susseguirsi frenetico degli impegni.
L’oggetto di carta, come un buon libro, ha un suo odore, dei colori caldi, e scandisce con più dolcezza il passare del tempo, il susseguirsi delle stagioni; le immagini cambiano una volta al mese e quando passi al mese successivo con un’immagine nuova hai la sensazione di poter ricominciare con nuovo slancio. Tornare agli oggetti fisici, che si possano toccare, è un buon modo per ritrovare i propri ritmi, rallentando e vivendo l’attimo.
Questo post è stato scritto ascoltando:
Energy di Sampa the Great

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